Urbanistica: proseguiamo con la conoscenza del territorio. Le carenze

Urbanistica: proseguiamo con la conoscenza del territorio. Le carenze

Nello scorso intervento abbiamo cercato di mettere a fuoco gli eccessi che – per ciò che attiene le tematiche urbanistiche – affliggono il territorio della città di Monza e li abbiamo individuati nell’elevato inquinamento, nella densità abitativa – in alcune zone del tutto analoga a quella riscontrabile in metropoli di dimensioni ben maggiori rispetto a Monza – nel consistente consumo di suolo e nell’eccedenza di offerta di immobili residenziali rispetto alla domanda.

Cercheremo ora di indagare le carenze del territorio. Tenteremo cioè di indicare ciò che nel territorio cittadino attualmente manca o è presente in misura non soddisfacente in relazione alle esigenze di Monza. Esigenze in gran parte già note (sarebbe meglio dire: lamentate) da anni, in altra parte di più recente emersione e destinate a farsi sentire in maniera progressivamente più marcata nel prossimo futuro giacché legate alle profonde trasformazioni che stanno coinvolgendo e caratterizzeranno in maniera sempre più intensa la nostra vita quotidiana.

Tuttavia, ci sia consentito partire da una considerazione di carattere sociologico. Oggi, forse come mai in passato, viviamo immersi in società iper-individualiste, dove l’io relega sullo sfondo tutto ciò che attiene l’altro. Il progressivo inaridimento dei rapporti umani, sommato al pericoloso scivolamento di una porzione non trascurabile della popolazione verso (o addirittura sotto) la soglia della povertà determina uno scollamento sempre più evidente tra le varie componenti e fasce della società (di carattere economico, etnico, demografico) alimentando paure, intolleranze e diffidenze che producono ulteriori lacerazioni del tessuto sociale, già di per sé sfilacciato.

Ma cosa c’entrano le tematiche urbanistiche con le considerazioni di ordine sociologico? A dispetto di quanto si possa ritenere, siamo portati a dire che c’entrano, tremendamente.

L’urbanistica, infatti, permea l’assetto delle città e rappresenta lo specchio della collettività che insiste nel territorio urbano perché, in definitiva, concorre in maniera determinante alla sua composizione. Lo sviluppo urbano, a seconda di come viene concepito e realizzato, può essere un fattore di attrazione e coesione sociale oppure un elemento che produce distanze sociali, erge steccati e crea ghettizzazioni.

Parlando di attrazione e coesione sociale il pensiero corre immediatamente ai centri di aggregazione di carattere educativo, culturale, lavorativo, artistico e ricreativo. Luoghi di incontro, di condivisione di esperienze, di confronto tra le persone e di integrazione. Veri e propri “collanti” che concorrono alla ricostruzione del tessuto sociale e, pertanto, contribuiscono ad elevare la qualità della vita nell’ambiente urbano.

Ora, è proprio di tali luoghi di aggregazione che a Monza si sente una grande mancanza.

Procedendo in ordine sparso, alludiamo innanzitutto a un sistema di aule studio per i giovani sufficientemente capiente e diffuso sul territorio cittadino, organizzato in termini di spazi, orari e dotazioni (ad es., connessione wi-fi) da poter soddisfare le esigenze degli studenti monzesi.

Ci riferiamo inoltre al sistema bibliotecario cittadino ampiamente deficitario sia dal punto di vista della diffusione nel territorio (alcuni quartieri sono completamente sprovvisti di una biblioteca e, laddove presente, non in tutti i casi risulta fruibile, perché i relativi locali sono chiusi o in tutto o in parte inagibili), sia sotto il profilo dell’efficienza e dell’ammodernamento.

Per rimanere al settore educativo/culturale (ma con forti ricadute anche in termini di attrattività della Città), si evidenzia la mancanza di un auditorium, di una pinacoteca, oltreché la carenza di musei. In particolare, sotto quest’ultimo aspetto, Monza è stata avanguardia e protagonista assoluta nella produzione tessile e dei cappelli. Tale memoria non può andare perduta. Perché, allora, non realizzare un museo dedicato alla storia di tali produzioni? Inoltre, da circa un secolo il nome di Monza è associato al mondo delle auto. Ecco allora che un ulteriore polo di attrazione museale potrebbe essere quello dedicato alla storia dei motori (con spazi museali allestiti con simulatori, foto d’epoca, memorabilia, gallerie del vento, auto d’epoca, ecc.).

Ci si riferisce alla totale assenza di strutture di coworking, viceversa sempre più opportune alla luce delle trasformazioni che, grazie al progresso tecnologico e all’accelerazione impressa dalla pandemia ancora in corso, stanno investendo in maniera sempre più consistente il mondo del lavoro, con importanti ricadute sia sulla natura dei rapporti lavorativi, sia sulla flessibilità del loro svolgimento (in termini tanto spaziali, quanto temporali). Inoltre, le strutture di coworking, oltre a rappresentare luoghi al cui interno vengono svolte le attività lavorative, sono per loro natura spazi deputati all’interazione tra persone portatrici di esperienze diverse e dunque dove è ben possibile fare anche networking. Ovviamente, ciò avviene in maniera molto più diffusa ed efficace laddove le strutture di coworking presentino una certa offerta in termini di dotazione di sale riunioni (dove poter svolgere corsi, tenere workshop, ecc.), servizi di segreteria, cancelleria, accesso a internet, servizi di ristorazione, caffetteria e spazi adibiti al passatempo (ad es., piscina, palestra, biblioteca, area verde).

Si allude alla mancanza di un mercato chiuso permanente. Si potrebbe allora pensare alla realizzazione di un mercato al chiuso ibrido, ovvero contenente al suo interno anche spazi di animazione culturale e dove vengono svolte attività di carattere sociale.

Monza risulta poi carente per quanto riguarda le piazze, ossia i luoghi simbolo – fin dall’antichità – di incontro, confronto e condivisione di esperienze tra le persone all’interno della comunità, nonché relativamente alle aree adibite a verde pubblico (c.d. parchi di quartiere).

Per concludere, ci sia consentita una breve considerazione in merito alle strutture scolastiche presenti nel territorio cittadino partendo da un dato recente (Fonte: Sito Comune Monza, Notizie, 24 luglio 2020): l’Amministrazione comunale ha previsto € 8.711.000 di investimenti per mettere in sicurezza gli istituti scolastici cittadini. I lavori prevedono, in particolare, nuove pavimentazioni e rivestimenti, sostituzione porte e serramenti, ristrutturazione servizi igienici con rifacimento impianti idrico-sanitari, adeguamento impianti elettrici, rifacimento coperture, interventi facciate per migliorare performance energetica, sostituzione caldaie, adempimenti normativi in ambito di prevenzione incendi (gli istituti interessati: Ardigò, Confalonieri, Sabìn, Zucchi, D’acquisto, Valentini, De Amicis, Don Milani, Zara, Libertà, Elisa Sala, Bonatti, Rubinowicz, Puecher). L’entità dell’intervento preventivato dice molto circa lo stato di degrado in cui versano molte delle strutture scolastiche presente nel territorio della Città. La soluzione dovrebbe allora essere quella di non rincorrere più le emergenze ma dare vita alla realizzazione di strutture scolastiche nuove, moderne e, soprattutto, polifunzionali, con spazi fruibili anche oltre l’orario scolastico e 7 giorni la settimana. Veri e propri luoghi d’incontro, di condivisione e scambio di esperienze anche intergenerazionali (con aule e spazi che dopo l’orario di insegnamento possono trasformarsi in laboratori, sedi di organizzazione di incontri, riunioni ed eventi, centri locali notturni; veri e propri luoghi di protagonismo sociale).

Quanto precede è solo una veloce (e sicuramente non esaustiva) panoramica delle carenze emerse dall’osservazione del territorio cittadino. Come si vede molte sono le cose da fare. Monza e i monzesi lo meritano.