Urbanistica: partiamo dalla conoscenza del territorio. Gli eccessi

Urbanistica: partiamo dalla conoscenza del territorio. Gli eccessi

Quando ci si approccia alle tematiche urbanistiche il monito da tenere sempre a mente è “maneggiare con cura”. Si, perché gli interventi urbanistici – escludendo ovviamente quelli di entità trascurabile – concorrono, ciascuno, a definire e/o ridisegnare l’habitat urbano, ossia l’ambiente in cui si svolge la quotidianità di una moltitudine di persone. E’ dunque intuitivo che gli interventi urbanistici hanno innegabili riflessi sulla vita delle persone, contribuendo a determinarne la qualità. In aggiunta, il più delle volte tali interventi non sono reversibili. I loro effetti sono dunque destinati a perdurare per un arco tempo temporale lungo o molto lungo.

Innanzitutto, è dunque essenziale indagare il territorio, verificarne gli eccessi e le carenze al fine di dotarsi di una bussola per l’adozione di scelte urbanistiche consapevoli e coerenti con le esigenze delle persone che vi risiedono, lavorano o, semplicemente, “transitano”.

Concentriamoci per il momento sugli eccessi. Al riguardo, alcuni dati appaiono significativi e inducono a riflettere:

  • Inquinamento: Monza, nonostante la presenza del Parco (per inciso, uno dei trenta parchi urbani recintati più estesi a livello mondiale), risulta la 5° città d’Italia più inquinata per superamento di polveri sottili (MP10) e ozono. Analizzando le principali fonti primarie di inquinamento (intendendosi con queste ultime le fonti di rilascio diretto nell’aria di particolato) si apprende che esse sono costituite dalle emissioni legate al trasporto su strada, pari al 30,9% del totale, e dalle emissioni derivanti dalla combustione di carattere non industriale (quindi, tipicamente, quelle che si originano dal riscaldamento domestico) che concorrono per un altro 30,2% del totale delle emissioni inquinanti (cfr. banca dati INEMAR). 
  • Densità abitativa: Monza ha una densità abitativa (determinata dal rapporto tra popolazione residente e superficie territoriale) che, se si considera anche l’area del Parco, è pari a 3.755 abitanti/kmq; viceversa sale a 4.897 abitanti/kmq (cfr. Monza in Cifre 2020 – Ufficio Agenda Digitale e Statistica n. 12/2020). Una densità abitativa molto (meglio, troppo) elevata che colloca la Città dietro solo a Napoli (8.087 abitanti/kmq), Milano (7.684 abitanti/kmq) e Torino (6.699 abitanti/kmq), ossia a metropoli di dimensioni molto maggiori rispetto a Monza. In aggiunta, la densità abitativa non è omogeneamente distribuita in tutti i quartieri perché alcuni presentano una densità abitativa inferiore alla media (a mero titolo di esempio, i quartieri Cazzaniga e San Donato-Regina Pacis), mentre altri sono “afflitti” da una densità abitativa addirittura quasi doppia a quella media del territorio urbano (ad es. il quartiere Triante, per citarne uno). 
  • Consumo di suolo: Monza presenta attualmente una percentuale di suolo “consumato” pari al 58% del territorio urbano. In assoluto, una delle percentuali più alte riscontrabili nel territorio nazionale. La parte rimanente di suolo è costituita, per circa il 25%, da aree verdi incolte, verde stradale, parchi e giardini e, in via residuale (pari a circa il 17%) da terreni agricoli e aree naturali. La ragione di tale oggettivamente notevole consumo di suolo va ricercata nell’errata previsione contenuta nel Piano Regolatore Generale Piccinato (1964-1971) di una crescita della popolazione urbana per i successivi 30-40 anni fino a 300.000 unità. Il Piano Piccinato fu il frutto del suo tempo, caratterizzato dal “boom economico”, dai consistenti flussi migratori (soprattutto dalle regioni meridionali) e dalla diffusa speculazione edilizia dell’epoca. La storia sconfesserà tale previsione. Infatti, dopo un consistente incremento demografico registrato nel decennio 1961-1971 (in cui la popolazione cittadina passò da 84.445 a 114.327 abitanti), negli ultimi 50 anni la popolazione di Monza è cresciuta di appena 10.000 persone (oggi è infatti pari a 124.051 unità) e, restringendo l’indagine agli ultimi 40 anni, il suddetto incremento è stato di appena 1.000 unità (nel 1981 la popolazione di Monza era infatti pari a 123.145 unità. Cfr. Monza in Cifre 2019 – Ufficio Agenda Digitale e Statistica n. 12/2020). In sostanza, negli ultimi quarant’anni la popolazione cittadina si è stabilizzata e la previsione sul suo andamento al 2037 è di un incremento di appena 4.000 unità (cfr., studio Cresme 2018). 
  • Offerta di immobili residenziali superiore alla domanda: in base ad un rapporto ISTAT pubblicato nel mese di dicembre 2016 il numero totale delle abitazioni presenti nel territorio urbano risultava pari a 58.117 e il numero delle abitazioni sfitte di poco inferiori a 7.000 unità (pari, pertanto, a circa il 12% del totale). A distanza di 5 anni la fotografia scattata dall’ISTAT può apparire un pò sfuocata anche se è ragionevole pensare che essa conservi ancora oggi un buon livello di attendibilità. In aggiunta, negli ultimi 10 anni sono stati approvati o, comunque, sono in itinere una trentina di piani attuativi in grado di soddisfare esigenze abitative per almeno 5.000 nuovi residenti.    

Ora, come detto, i dati sopra riportati stimolano senza dubbio alcune riflessioni e, riteniamo, forniscono una prima chiara indicazione circa la direzione che dovranno assumere gli interventi urbanistici futuri. Pena un inevitabile e quanto mai indesiderato acuirsi degli eccessi evidenziati e una corrispondente progressiva riduzione della qualità della vita cittadina.   

Nel prossimo intervento continueremo l’indagine del territorio con l’intenzione, questa volta, di evidenziarne le carenze o, addirittura, le mancanze, al fine di acquisire ulteriori importanti indicazioni per l’orientamento della politica urbanistica dei prossimi anni.